Una vittoria che viene da lontano: intervista a Roberta Pezzi

Giovane amazzone romana, classe ’99, vincitrice del gp 125 1° grado dell’ultimo concorso A5* svoltosi a Narni, 30 Luglio 2017

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Come è nata la tua passione per l’equitazione?
Sin da piccola mi è sempre piaciuto il cavallo come animale, ma non avevo mai pensato di iniziare a montare. Tutto è cominciato l’estate del 2004, avevo cinque anni e stavo trascorrendo le solite vacanze al Circeo con la mia famiglia. Mia madre disperata per la mia fissazione per i cavalli decise di portarmi a fare la prima lezione di equitazione in un posto lì vicino. L’esperienza mi piacque e così, compiuti i sei anni, iniziai a praticare regolarmente questo sport presso il circolo ippico Acqua Santa a Roma.

La soddisfazione più grande che hai ricevuto sino ad ora?
Le più grandi soddisfazioni arrivarono nel 2010 con una pony fantastica, Trinity, il mio primo amore, con lei vinsi sia i campionati regionali che nazionali di completo. Successivamente non ho più ottenuto risultati di questa portata anche se il mio attuale cavallo, Cassiopea Phin, sta iniziando a darmi delle soddisfazioni.

L’incontro che ti ha cambiato la vita a livello sportivo?
Parlando di istruttori, l’incontro che mi ha cambiato la vita è stato quello con Marino Bertoncelli che mi ha trasmesso le basi, soprattutto del lavoro in piano e con cui ho raggiunto i successi del 2010. Uno dei più forti cavalieri di dressage che abbiamo in Italia, istruttore molto esigente e di alto livello tanto da preparare una sua allieva per affrontare i campionati europei pony. Mi ha veramente insegnato tutto.
Per quanto riguarda i cavalli ne ho veramente avuti tanti. A livello affettivo ricordo naturalmente con piacere Trinity e poi Naral, che ha rappresentato il mio ideale di cavallo anche a livello estetico. Se avessi potuto non l’avrei mai venduta. Non saprei spiegarne il motivo ma mi trasmetteva un insieme di sensazioni indescrivibili. Quando entravo in campo gara con lei, nonostante potessi fare delle barriere, essere eliminata o addirittura cadere, mi sentivo comunque forte… le emozioni che ho provato con Naral, penso, non le proverò più con nessun altro cavallo.

Un commento sulla tua ultima vittoria nel gp125 di Narni?
Io non mi aspetto mai di vincere e anche questa volta è stato così. Ammetto di essere molto critica nei miei confronti, ma non credo sia sempre solo questione di fortuna, persino quando conquisto un doppio zero penso ci sia sempre qualcosa da migliorare. Nonostante io abbia vinto, devo ancora perfezionare la gestione della cavalla, infatti l’entrata della gabbia non è stata ottimale, Cassiopea mi ha veramente ‘graziato’, non so come possa esserne uscita senza toccare neanche una barriera! Ad ogni modo sono contenta, perché per me è stata veramente una sorpresa quella di vincere contro persone molto più esperte di me e con una cavalla che non ho da tanto tempo.

Sappiamo che vieni dal completo, pensi che questo ti abbia dato una marcia in più nell’affrontare il mondo del salto ostacoli rispetto agli altri cavalieri?
Penso che il completo sia fondamentale per la carriera agonistica di ogni cavaliere, tutti dovrebbero praticarlo per almeno qualche anno, non tanto per il cross ma soprattutto per il dressage. Quest’ultimo rappresenta la base per imparare a lavorare in piano i cavalli, se non fossi in grado di farlo non avrei infatti nessuna speranza di ‘andare da qualche parte’ o comunque non ci riuscirei da sola. Mi è capitato spesso, infatti, di vedere ragazzi vincere grazie ad istruttori che lavoravano i cavalli al loro posto. Quando gareggiavo in completo, la settimana prima del concorso si lavorava solo sul dressage provando solo poche parti per volta della ripresa: è così che sono cresciuta con la consapevolezza dell’importanza che ha questo aspetto dell’equitazione per montare bene a cavallo. Il dressage e il cross erano le mie discipline preferite. È pur vero che il salto ostacoli nel completo è molto diverso da quello che pratico oggi, sia come approccio che come tipologia e modo di saltare dei cavalli: quelli da completo sono spesso longilinei e mai maestosi, quelli da salto ostacoli sono compatti e a volte anche molto grandi.
Infine penso che il completo sia in grado di formare il carattere di un cavaliere, eliminando le paure, altrimenti sarebbe impossibile affrontare un qualsiasi percorso di cross.

Che consiglio daresti ad un ragazzo che si vuole avvicinare a questo sport?
L’equitazione è uno sport duro specialmente all’inizio: chi vuole ottenere risultati deve avere cuore e impegnarsi come del resto in qualsiasi attività. Altra cosa fondamentale, anche se molto difficile da realizzarsi, è incontrare un buon istruttore. Come già detto, ho iniziato la mia attività agonistica con Marino Bertoncelli, seguendolo nei suoi diversi spostamenti di circolo (Acqua Santa, Greenfield e Black Jack ovvero l’attuale Macchiarella); per un anno poi ci perdemmo di vista per alcune incomprensioni, come a volte capita anche nei migliori rapporti, ma poi ci ritrovammo. In quell’anno di ‘pausa’ frequentai il New Trekking. Il mio rapporto con Marino durò fino al suo trasferimento a Parma. Da lì iniziai a cambiare numerosi circoli e quindi insegnanti. Mi trovai per un anno con Nicoletta Romagnoli ai Pratoni del Vivaro, tre anni al Baccarat con Barbara Filippucci e Federico Riso, circolo ippico da cui poi me ne andai per sole questioni logistiche. In seguito mi trasferii nuovamente all’Acqua Santa prendendo lezioni da Massimo Tozzi Condivi e infine all’Equestrian Center C&G dove tuttora mi alleno con Riccardo Ciani. È veramente raro trovare una persona seria, competente e disposta ad aiutarti sia dal punto di vista sportivo che umano, ma ora credo di esserci riuscita. Molti istruttori non sanno relazionarsi con gli allievi.
Penso infine che un cavaliere debba essere elastico mentalmente, disposto ad allenarsi duramente e ad occuparsi ogni giorno del proprio cavallo.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Di sogni ne ho tanti. Quello più grande, che penso sia condiviso un po’ da chiunque incominci a montare, è diventare ‘qualcuno’ e magari andare alle Olimpiadi. Capisco però che in assenza di grandi disponibilità economiche e di sponsor è molto difficile. Per quanto riguarda la carriera mi piacerebbe vincere un altro campionato italiano con un cavallo di proprietà perché nel 2010 Trinity non era mia e dopo la competizione non mi fu più data l’occasione di montarla o comunque di vederla. Infine un altro mio grande desiderio sarebbe quello di riacquistare prima o poi Naral e di tenerla con me fino alla fine: è e sarà sempre la cavalla della mia vita.

Perché darsi all’ippica?
Perché l’equitazione è uno sport che purtroppo o per fortuna insegna a vivere, nessuno ti regala nulla, insegna a rapportarsi con gli altri, ad essere umile, tenace, a mettersi in discussione, ad avere disciplina e a rispettare le regole anche perché è uno sport molto pericoloso.

(intervista a cura di Teodorita Giovannella)

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