Filippo Bologni… un cavaliere 2.0

Il carabiniere Filippo Bologni, classe 1994, cresciuto sin da piccolo a contatto con il mondo dell’equitazione, come ci racconta, ha sempre considerato montare a cavallo, un’attività talmente naturale da non avere ricordi particolari legati alla sua fanciullezza. Con il passare del tempo e seguendo i preziosi insegnamenti del padre Arnaldo, è riuscito a bruciare numerosissime tappe, diventando così il campione che tutti noi oggi conosciamo. Un atleta che però si è ben presto reso conto della necessità di assicurare maggiore visibilità al nostro sport, spesso sconosciuto ai più… perché quindi non renderlo più appetibile adeguandolo alle esigenze del 2017? Filippo ha così deciso di offrire una “seconda vita” all’equitazione… quella social! In un mondo in cui tutto dipende dal consenso della rete e le relazioni fra i giovani nascono e si consumano attraverso uno smartphone, Bologni è riuscito a valicare i confini tradizionali della figura del cavaliere. Grazie alla sua irrefrenabile necessità di comunicare è oggi possibile anche nell’ambito equestre appassionarsi alla vita di un campione e ascoltarne i consigli… inutile dire che le numerosissime fan non si perdono neanche un momento della sua giornata! Ma l’obiettivo di questo approccio è quello di attrarre neofiti dal virtuale verso il reale, ribaltando così l’effetto dei social. Originale non credete? Una sfida che forse potrebbe portare a nuovi investimenti, sponsorizzazioni e giovare a tutto il mondo dell’equitazione. Non dimentichiamoci, infatti, che la diffusione di questo sport è fortemente limitata dagli alti costi che comporta. Un tema estremamente complesso, sul quale sarà opportuno sentire anche l’opinione della dirigenza FISE. Sarebbe bello avvicinare nuovi praticanti assicurando a tutti l’esperienza del primo agonismo, non credete? Basteranno a Filippo le nuove strategie di comunicazione per riuscire nell’impresa? Ai posteri l’ardua sentenza! Di certo per ora la collaborazione con l’agenzia CavalDonato Communication, lo ha portato a diventare un influencer sportivo molto apprezzato e seguito, tanto da ottenere, in segno di riconoscimento, il recente premio Chi è Chi Awards.
Datti all’ippica lo ha intercettato in “corsa” tra una gara e l’esplorazione delle mille opportunità offerte dal mondo della comunicazione… una chicca per i nostri lettori e un ‘in bocca al lupo’ per Verona a Filippo!

Che ricordi hai di quando sei stato ‘iniziato’, immagino da tuo padre, al mondo dell’equitazione?

Mah, guarda, sinceramente non ho ricordi particolari di questi momenti, sarà forse così dal momento che per me era tutto normalissimo. Sono nato in mezzo ai cavalli. Posso però dirti che da piccolino non ero così appassionato, ma poi, un bel giorno, i miei organizzarono una gara sociale nella nostra scuderia ed io, sentendo l’odore di sfida, di competizione, ne sono rimasto estasiato. Da quella volta non ho più smesso di voler migliorarmi per fare sempre di più.

Quali sono gli insegnamenti di quel periodo che porti sempre con te?

È uno sport difficile. Dove non basti tu, bisogna essere in due. Due atleti alla massima forma e in sintonia. Non sempre accade. È questa la difficoltà. Quindi direi il tenere sempre i piedi per terra, un giorno puoi essere al top, e quello dopo invece…

Quando hai capito che quella del cavaliere sarebbe potuta diventare una professione?

Con crude parole: quando i montepremi da me vinti superavano quasi tutte le volte le spese iniziali.

Cosa ha rappresentato per te l’ingresso nell’Arma dei Carabinieri e che valore gli attribuisci?

È stato uno dei passi più importanti della mia vita. Sono enormemente onorato di portare i colori dell’arma. Sarà mio dovere sempre, in ogni occasione, onorarli.

Quest’anno, oltre alle numerose vittorie da te conseguite, fra cui quella della “sei barriere” nell’ovale di Piazza di Siena, sappiamo che ti sei laureato. Perché hai ritenuto importante proseguire gli studi e come mai hai scelto il corso di laurea in Storia? È stato difficile conciliare l’impegno universitario con la tua carriera di cavaliere?

Allora… ho ritenuto importante proseguire gli studi poiché un uomo di cultura con la mente aperta troverà sempre benefici, in ogni situazione.

Dopodiché, la scelta di storia è stata presa per mia semplice passione. Amo la storia e la letteratura.

Non è stato facile conciliare studio e sport. Ma ci sono ben riuscito grazie all’organizzazione eccellente della mia scuderia, capitanata dai miei genitori.

Come è nata la collaborazione con CavalDonato Communication e quali obiettivi vi prefissate?

Un anno e mezzo fa ci siamo conosciuti. Oltre al discorso lavorativo, è subito nato un “amore” reciproco. I nostri obiettivi, in parte già realizzati, sono di portare il mondo del cavallo al grande pubblico, quello extra settore.

Dall’analisi dei tuoi profili sui social, specialmente Instagram, sembra emergere una strategia che mira a rendere protagonisti i tuoi fan, quali risultati ti aspetti?

Sì è vero. Ma in realtà non faccio nient’altro che essere me stesso. Racconto la mia vita. Ho un’urgenza di comunicare tante cose. E di conseguenza voglio i pareri dei miei sostenitori, sia quelli positivi che quelli negativi. Non mi aspetto niente, siamo una grande famiglia virtuale.

Per ampliare, come sogni, il pubblico degli appassionati agli sport equestri, non pensi sia opportuno mettere in campo delle azioni che possano consentire ai giovani che non dispongono di grandi risorse economiche di intraprendere la carriera agonistica (almeno dal brevetto al 1° grado)? Avresti qualche proposta per la FISE?

Argomento molto molto complicato che richiederebbe lunghi ragionamenti. Una risposta qui in poche righe sarebbe inutile e ipocrita.

Questo problema comunque è la principale piaga del nostro sport.

Progetti e idee per il futuro?

Tantissime! Ho iniziato da poco un lavoro sulla prima radio in Italia dedicata all’equitazione http://www.horseradio.it

Il tuo sogno nel cassetto?

Ne ho più di uno e sono molto ingombranti. Non ci stanno nel cassetto.

Tre parole per descriverti?

Autocelebrativo ma non arrogante.

Filantropo.

Eclettico.

Perché “darsi all’ippica”?

Una volta sapevo anche da dove derivava questo detto… aspetta che vado a cercare su google e torno facendo la figura dell’intellettuale!!

©Filippo Bologni via Press Office CavalDonato Communication

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