Esistono i grandi campioni, ma anche le grandi storie.
DATTI ALL’IPPICA ha deciso questa volta di dare voce a una ragazza che dovrebbe rappresentare un esempio per tutti gli appassionati del mondo dell’equitazione. Non una professionista, ma di certo una vera amante dei cavalli.
Saprete, ormai, che le nostre interviste mirano ad esplorare l’unicità che si nasconde dietro i ruoli, per raccontare le persone e le loro storie. Vicende, a volte incredibili, che vale la pena farvi conoscere perché paradigmatiche.
Chiara Lacanfora ha 21 anni, è di Bernalda (MT) e studia Farmacia a Potenza. Inizia a montare sin da piccolissima. Un giorno del 2014 incontra per caso la cavalla che ha sempre sognato di avere, Aquerò. Il loro è amore a prima vista, apprendono e crescono insieme, giorno dopo giorno, presso il Tucci Team di Policoro. All’improvviso, però, accade qualcosa di inaspettato… Chiara va come sempre al maneggio per allenarsi e si accorge che Aquerò, uscendo dal paddock, zoppica, mostrando evidenti problemi al posteriore destro. La diagnosi è impietosa: frattura all’osso navicolare.
Le soluzioni che si presentano sembrano prospettare un esito più che incerto, ma Chiara, dopo un primo momento di sconforto, è decisa a fare di tutto per salvare la sua amica. Ma come? Quando sembrava persa ogni speranza, la giovane amazzone decide di non arrendersi, si documenta, si imbatte in una rischiosa terapia sperimentale e pensa che quella possa essere la strada da intraprendere, decide così di sfidare la sorte. Contro ogni pronostico e dopo solo dieci giorni di cure, Aquerò inizia a migliorare. Chiara è felicissima, ce l’ha fatta.
Più di qualcuno non avrebbe mai immaginato un futuro per Aquerò, ma per Chiara, quella non è una semplice cavalla, è colei che l’ha aiutata a superare le proprie insicurezze, colei che, dopo un incidente, a seguito di una rovinosa caduta, le ha dato la forza di risalire in sella. Una storia d’amore e di grande umanità che testimonia come, a volte, andando oltre le apparenze e l’ignoranza, sia possibile recuperare un cavallo con gravi problematiche che, nella migliore delle ipotesi, verrebbe abbandonato al prato. Il solo tentativo di curarlo richiede infatti un dispendio di tempo e danaro che pochi sono disposti a sacrificare senza la certezza di un effettivo risultato.
Sono certa che la storia di Aquerò possa indurre a riflettere sul senso originario del nostro sport: amore per il cavallo o ricerca di un’affermazione personale? A volte ci si dimentica che l’equitazione non è fatta solo di risultati agonistici da raggiungere a tutti i costi e di successo immediato, altrimenti che senso avrebbe parlare di binomio?
E se magari qualcuno, un giorno, di fronte ad un problema, prima di dire “non ne vale la pena”, rifletterà dieci secondi in più e si impegnerà ad esplorare tutte le soluzioni possibili, sarà una vittoria per noi e la nostra protagonista di oggi, perché come recita la colonna sonora suggerita da Chiara per la sua intervista:
Hai lottato per rendere giuste le cose, […]
ci hai lavorato giorno e notte,
ecco come un supereroe impara a volare (The Script, Superheroes, 2014)
Buona visione.