Beatrice Arturi, nata nel 2001, si avvicina all’età di sette anni al mondo dell’equitazione. Inizia così la sua avventura, ma dopo tre anni di salto ostacoli, una rovinosa caduta in campo prova sembra interrompere il suo percorso… la giovanissima amazzone è determinata a risalire in sella, ma la madre si oppone. Beatrice però, non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua passione e ai suoi sogni. Decide così, in accordo con i genitori, di cambiare disciplina e di passare al dressage, una scelta all’inizio un po’ sofferta, ma che ben presto si rivelerà vincente. Intraprende questo nuovo percorso sotto la guida di Gloria Colombo e Riccardo Collecchia che la fanno sin da subito appassionare alla nuova specialità. Nel 2015 cambia istruttori, affidandosi alla cura tecnica di Norma Paoli e di Italo Cirocchi grazie alla quale inizia a scalare le vette delle classifiche. Beatrice colleziona una vittoria dopo l’altra arrivando a rappresentare l’Italia agli europei di Roosendaal in Olanda e a vincere i campionati italiani Juniores 2017.
Non perdetevi dunque il racconto di una “dressagista” che stranamente si definisce disordinata, ma anche testarda… e infatti è proprio così: Beatrice è un esempio di grinta, decisione e un incoraggiamento per tutti i giovani sognatori.
Come ti sei avvicinata al mondo dell’equitazione?
Ho sempre avuto la passione per l’equitazione perché sin da piccola mi sono piaciuti i cavalli.
Un giorno i miei genitori mi portarono in un maneggio e io rimasi talmente affascinata che decisi di iniziare questo sport, avevo 7 anni. Ricordo che all’inizio, guardando i ragazzi montare a cavallo, mi sembrava facilissimo, ma in realtà quando cominciai mi accorsi subito che non era così.
Come mai ti sei indirizzata verso la disciplina del dressage?
Ho cominciato come quasi tutti i ragazzi con il salto ostacoli ma dopo tre anni ebbi un brutto incidente. Della mia caduta ricordo ben poco, so solo che mi trovavo in campo prova poco prima di una gara: avevo messo una distanza sbagliata su un “largo”, la mia pony è inciampata e il suo collo mi è venuto addosso poi il resto non lo ricordo. Mia madre, a quel punto, non voleva più che montassi a cavallo, ma io non avevo intenzione di smettere: decidemmo così insieme di cambiare specialità e devo ammettere di essere davvero felice di aver fatto quella scelta. Ho così provato il dressage e mi sono subito resa conto delle difficoltà della disciplina, ma con la mia costanza e voglia di andare a cavallo sono riuscita ad amarlo.
La precisione del lavoro nel rettangolo aiuta anche nella vita?
Sì proprio così, perché ti fa acquisire precisione e maturità.
Chi sono stati gli istruttori che ti hanno guidato sino ad ora e quale pensi sia quello che ti ha cambiato la vita a livello sportivo?
Sono stata avviata al dressage da Gloria Colombo e Riccardo Collecchia, grazie a loro ho amato questa disciplina. Nonostante mi divertissi molto, non ottenevo però ottimi risultati in gara, così nel gennaio del 2015 cambiai istruttori iniziando a lavorare con Norma Paoli e Italo Cirocchi. Sono entrata subito in sintonia con loro e questo mi ha permesso di fare un salto di qualità.
La soddisfazione più grande avuta sino ad ora?
La mia soddisfazione più grande è stata la partecipazione agli ultimi campionati europei di Roosendaal, ma anche sentir suonare l’inno nazionale per la mia vittoria ai Campionati Italiani Children è stata una bellissima esperienza!
Cosa cerchi in un cavallo da dressage? Quali quindi le caratteristiche che contraddistinguono i tuoi due destrieri?
Le caratteristiche che cerco in un buon cavallo da dressage sono: qualità nei movimenti e testa.
Entrambi i miei cavalli hanno delle andature molto qualitative, Le Bom ha un trotto molto espressivo ed elastico con una buona sospensione, mentre riguardo Donaudistel non saprei sceglierne una, ha tre andature meravigliose!
Secondo te quali qualità dovrebbe avere un dressagista per poter emergere?
Secondo me un cavaliere per poter emergere deve avere passione, che è la cosa più importante, la testa per non mollare mai e la costanza. Ovviamente non guasta mai un po’ di fortuna, è fondamentale inoltre farsi seguire da professionisti seri.
Quali i dressagisti che stimi più in Italia e perché?
La dressagista che stimo di più in Italia è la mia istruttrice Norma Paoli, cerco di imitarla perché ha pazienza, passione e fa molti sacrifici, infatti è una dei più bravi cavalieri d’Italia. Secondo me lei, rispetto agli altri, si distingue per bellezza, eleganza in sella e calma, inoltre pur essendo una professionista, ha sempre voglia di migliorare.
Un commento sull’ultimo campionato europeo?
Sono molto contenta e soddisfatta di quest’ultimo mio campionato europeo.
Il primo giorno sia io che Le Bom eravamo in sintonia e infatti abbiamo ottenuto un ottimo risultato: 69,874%. Il secondo giorno ho concluso con 68,263%, facendo parecchi errori; ma in ogni caso sono stata la prima della squadra italiana. Sono davvero contenta per la mia prima partecipazione ai campionati Europei Juniores soprattutto perché ho confermato i risultati raggiunti durante l’anno.
Chi sono i cavalieri che si sono maggiormente distinti e quali pensi siano le migliori scuole di dressage in Europa?
Sicuramente Olanda e Germania sono le nazioni di riferimento nella disciplina del dressage. L’amazzone che rispecchia di più l’Olanda è Anky Van Grusven, con la quale l’anno scorso ho fatto uno stage, mentre per la Germania è Isabell Werth. All’estero c’è più possibilità di crescita grazie a un maggior numero di competizioni durante le quali è possibile confrontarsi con scuole di alto livello. Terminate le superiori vorrei lavorare nel mondo dell’equitazione, non so se in Italia o altrove, ma se dovessi andare all’estero sceglierei sicuramente l’Olanda.
Quanto e in cosa è servito lo stage di preparazione per affrontare Roosendaal 2017?
Lo stage in preparazione ai campionati europei è stato sicuramente un momento di approfondimento e consolidamento del lavoro svolto con ulteriori consigli e aggiustamenti sulle varie andature.
Cosa ti è rimasto invece del recente successo ai campionati Italiani?
I miei ultimi campionati italiani 2017 sono stati indimenticabili, ho vinto sia nel tecnico che nel freestyle Juniores. Il primo giorno con Le Bom ho concluso con uno stupendo 71,081% e quindi un primo posto. Il secondo giorno ho terminato con la percentuale del 70,974 e anche qui un primo posto; mentre nel freestyle siamo riusciti ad aggiudicarci il primo posto grazie alla percentuale del 73,475. Ho avuto la fortuna di poter montare anche Donaudistel e partecipare alla categoria Young Rider ottenendo la percentuale del 68,895 raggiungendo il gradino più alto del podio.
Quali le figure che ti caratterizzano maggiormente nel freestyle e che ti hanno permesso di ottenere un punteggio così alto?
Non ci sono figure che mi hanno permesso di ottenere un buon punteggio, mi è bastato effettuare tutti gli esercizi in maniera corretta. Comunque la mia parte preferita del freestyle è quella al galoppo perché adoro la musica!
Un aneddoto che ricordi con particolare simpatia?
Quando allo stage in preparazione per Roosendaal mi è stato consigliato di muovermi come Marilyn Monroe al passo!
Il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto è conquistare una medaglia ai Campionati Europei.
Tre parole per descriverti?
Solare, disordinata e testarda.
Infine, perché darsi all’ippica? Ecco la video-risposta di Beatrice Arturi:
Intervista a cura di Teodorita Giovannella