Quante volte sarà capitato anche a voi, durante un concorso, di aver bisogno di aiuto immediato da parte del veterinario di servizio? Immagino sia successo a tutti, come del resto è accaduto a me… ma non sempre tutti i mali vengono per nuocere. È proprio così, infatti, che ho conosciuto il protagonista di questo articolo, Federico Di Giuliano.
Nonostante la sua giovane età ha già numerose esperienze professionali alle spalle. È raccontando la sua storia che, DATTI ALL’IPPICA ha deciso di approfondire il ruolo di una delle figure più importanti nel mondo dell’equitazione, indispensabile per il benessere dei nostri cavalli impegnati nell’attività agonistica.
Federico, che oltretutto monta a cavallo sin da piccolo, terminate le superiori non ha dubbi e si iscrive alla facoltà di veterinaria presso l’università di Teramo, rinomata per la formazione che offre in ambito equino. È infatti uno dei pochi atenei italiani a possedere una scuola di specializzazione in medicina e chirurgia del cavallo. Appena laureato, il dottor Di Giuliano si trasferisce per due anni all’estero. Prima tappa? Il Belgio, dove ha la possibilità di frequentare la clinica universitaria di Liegi. Trascorre poi alcuni mesi in Normandia al Cirale, sotto la guida del professor Jean-Marie Denoix, proseguendo la sua esperienza in Germania presso la clinica equina Bargtheide, per concludere, infine, il suo percorso in California a Santa Barbara frequentando l’Alamo Pintado Equine Medical Center.
Per tutti i veterinari e anche per quello di servizio, come sostiene Federico, è quindi sempre consigliabile cominciare con un periodo di esperienza all’estero per entrare in contatto con realtà che mettono a disposizione un maggior numero di cavalli da seguire e quindi problematiche più complesse da studiare e affrontare.
È questa la considerazione, che ci ha permesso di confrontare insieme i possibili percorsi che un giovane veterinario può intraprendere post laurea.
Fuori dai confini italiani, come ci racconta il nostro intervistato, i ragazzi terminati gli studi hanno la possibilità di prendere parte all’externship, un breve periodo in cui è possibile fare esperienza frequentando a titolo gratuito delle cliniche pubbliche o private. In seguito, i più meritevoli, attraverso un test di ingresso, possono accedere alla residency, un programma di lavoro che può durare fino a tre anni, in cui il neolaureato percepisce uno stipendio e diventa a tutti gli effetti uno strutturato della clinica, arrivando a conseguire una specializzazione e/o un dottorato. Propedeutico alla residency è l’internship, un periodo di 12-18 mesi in cui i ragazzi ruotano nei vari reparti del centro in cui sono ospitati. In Italia, invece, gli scenari che si presentano sono principalmente due: la libera professione o la carriera universitaria. Non mancano però alcune (poche) realtà in cui si inizia a sperimentare il modello estero appena descritto.
Federico, dopo il suo percorso internazionale ha deciso di scegliere il nostro paese, convinto che le capacità di un medico veterinario non si misurino dalla qualità dei cavalli visitati, ma in base all’abilità di sapersi adattare e risolvere situazioni critiche, questa la caratteristica dei professionisti italiani più apprezzata in tutto il mondo.
Terminato quindi il periodo di formazione, decide di tornare in Italia anche nella speranza di unire la sua professionalità alla passione per l’equitazione.
Federico ci racconta che per diventare veterinario di servizio, come da regolamento, è necessario attraverso un esame accreditarsi presso la FISE e partecipare, quando richiesto, ai seminari di aggiornamento. Ma se sei ambizioso, non finisce qui, la carriera internazionale ti aspetta! Come il dottor Di Giuliano è possibile infatti diventare veterinario treating FEI ed essere quindi abilitato a partecipare a concorsi internazionali. Federico ha già avuto la possibilità di lavorare per rinomate manifestazioni come il Toscana Tour e il Sagrantino Tour.
Speriamo che la lettura di questo articolo abbia aperto possibili prospettive a tutti i ragazzi che sognano di intraprendere un percorso simile a quello di Federico. In attesa di nuovi contributi, non perdete le parole del nostro veterinario!